Intervista a Francesca Gaeta, vincitrice del premio UpPerApp

Abbiamo avuto il piacere di incontrare Francesca Gaeta, ideatrice dell’app HEMME (Help My Memories), che ha risposto ad alcune nostre domande.

app per alzaheimer
Qui di seguito le domande e le risposte di Francesca Gaeta:

Da cosa è nata l’idea di creare proprio un’app, perchè non un gioco fisico o un libro?

L’idea di creare un’app è nata perchè credo sia un ottimo strumento per il miglioramento della vita in medicina. I contenuti digitali sono facilmente accessibili da una grande fetta di popolazione e hanno costi ridotti. Ho deciso di non dedicarmi a un gioco o a una realtà virtuale , in particolare, perchè questi strumenti vengono spesso utilizzati per la popolazione pediatrica, che nel progetto Hemme non è coinvolta.

Come mai per l’Alzeimher?A chi è destinata quest’applicazione?

Mi sono interessata del morbo di Alzheimer in quanto è una di quelle patologie di cui non sono ancora completamente conosciute le cause e pertanto non esistono ancora dei farmaci opportunamente studiati per questi casi. E’ proprio in questo genere di situazioni che le terapie alternative di supporto possono essere di aiuto, come appunto la terapia sensoriale su cui è basata Hemme. Questa è un’applicazione pensata per i pazienti anziani, per i medici e per i familiari, in modo da essere strumento di supporto per tutti e tre i gruppi di popolazione. Ho conosciuto questa patologia per vicende familiari e questo è stato il principale motivo che mi ha spinto a investire in questi campo.

Pensi che medici e pazienti possano utilizzare davvero la tecnologia mobile per migliorare il sistema sanitario e le cure offerte e ricevute?

Credo che le moderne tecnologie digitali possano dare un enorme aiuto alla sanità così come la conosciamo oggi, quotidianamente. In particolare, il medico può avere accesso a milioni di risorse in tempi brevissimi, in totale mobilità e senza limiti, rendendo il processo di diagnosi e di comunicazione con il personale e l’aggiornamento del paziente estremamente efficienti. Il paziente può trarre giovamento dal digitale per la riduzione dei tempi di attesa e per la creazione di una migliore interfaccia con la struttura sanitaria, riducendo la burocrazia. Fino a qualche anno fa, parlare di connettività e di telemedicina sembrava fantascienz, oggi è una realtà in molti centri ospedalieri. Insomma credo che la tecnologia possa oggi permettere di parlare di miglioramento del “welfare sanitario”.

Cosa ne pensi dell’attuale stato di digitalizzazione nel nostro Paese? Cosa faresti per migliorarne le condizioni?

Viviamo in un Paese che vive sempre con enormi difficoltà i cambiamenti. La digitalizzazione in Italia sta conoscendo in questi ultimi anni un sensibile aumento. Alcuni settori privati si sono aggiornati molto prima delle istituzioni pubbliche, che fortunatamente stanno raggiungendo buoni livelli di aggiornamento. Sicuramente la digitalizzazione dell’istruzione e della sanità è una sfida ancora aperta e su cui ci sarà molto da discutere e soprattutto da investire in modo mirato.
Il miglioramento del digitale è qualcosa di estremamente delicato poichè è un mondo molto dinamico. Molte innovazioni tecnologiche subiscono cambiamenti rapidissimi a cui è difficile tenere testa. Senza il giusto grado di attenzione ai flussi di informazione si rischia di investire in qualcosa che è già passato. Per apportare cambiamenti positivi, specialmente in campo medico-digitale, credo sia necessario vivere la società digitale, per esempio, intervistando campioni casuali di popolazione per conoscere le reali esigenze presenti e i bisogni futuri. Sulla base dei dati ottenuti si potrà dunque creare piani di innovazione opportuni.

Ti stai specializzando o hai intenzione di farlo in malattie neurodegenerative?

Beh, è un pò prematuro parlare di Specializzazione Medica fin da ora! Attualmente sto proseguendo il mio normale corso accademico di base in Medicina presso l’Università di Salerno. Sto attualmente seguendo un percorso di formazione per acquisire le tecniche di indagine e ricerca in Neuroscienze , grazie alla cattedra di Neuroimaging del mio ateneo e spero di poter proseguire questa strada e di continuare a lavorare nel campo delle patologie neurologiche, con particolare attenzione alla sfera uditiva.
Sappiamo che non hai ancora realizzato questa app, ma hai per caso già in mente nuovi progetti sempre orientati al miglioramento della condizione dei malati degenerativi?

Hemme è attualmente nella sua fase terminale di sviluppo,durato circa 4 mesi. Trattandosi di un’app medica ci sarà successivamente un periodo di sperimentazione con i pazienti, per validarne il funzionamento.
Grazie a questo progetto ho avuto la possibilità di lavorare con un team di giovanissimi sviluppatori, vincitori di una delle due Sezioni di UpPerApp, insieme a me.
Ho iniziato a lavorare ad altri due progetti nel campo del digitale in medicina, riguardanti la rianimazione con defibrillatori e le donazioni di sangue, in collaborazione con alcune associazioni di volontariato nazionali.
Sicuramente nello specifico campo delle patologie neurodegenerative la tecnologia può fare ancora molto, ma per scoprire nuovi orizzonti è necessario conoscere opportunamente i limiti attualmente presenti sul campo e i reali bisogni dei pazienti, mantenendo un profilo di realizzazione semplice e accessibile.

Cosa diresti ai giovani che vorrebbero realizzare una propria idea?

Oggi i giovani sono più sfiduciati che mai. I percorsi di studio lunghi e spesso poco soddisfacenti rischiano di assopire la creatività e la voglia di fare degli individui. Dopo la mia vittoria del premio UpPerApp e del premio “Barilla per i Giovani”, con un progetto sull’autismo, ho ricevuto molti contatti proprio di ragazzi che mi hanno rivolto la classica domanda “come hai fatto?” Mi sento di dire ai ragazzi di non lasciarsi intimorire dalla burocrazia e dagli ostacoli che man mano si presentano lungo il percorso. E’ assolutamente necessario crearsi dei percorsi, che siano concorsi, borse di studio o viaggi di formazione all’estero, ma che siano tutti finalizzati al raggiungimento di un risultato, attentamente pensato in base alle proprie aspirazioni.

Grazie a Francesca Gaeta e in bocca al lupo!

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