L’assistenza sanitaria “remota” oggi è diventata “vicina”

Un articolo pubblicato recentemente da GigaOM Research evidenzia che 7 americani su 10 tracciano sistematicamente “da remoto”, ovvero senza recarsi in ospedale o in un ambulatorio medico alcuni loro valori fisiologici, per tenere sotto controllo lo stato di salute: il peso, la pressione arteriosa, il battito cardiaco, la glicemia… riferendo in tempo reale e in modo costante i dati al loro medico di famiglia o all’ospedale che li ha in cura.

Assistenza sanitaria remota

Assistenza sanitaria remota

Molti ospedali americani si sono, infatti, dotati di strumenti tecnologici per “dialogare” da remoto con i loro pazienti.
In questo modo hanno ridotto in modo significativo la presenza degli utenti all’interno degli ambulatori, pur garantendo loro un contatto costante e un monitoraggio davvero significativo dell’andamento di percorsi terapeutici per malattie croniche.
Una conseguenza non meno importante di tali modalità di relazione medico-paziente è la possibilità di raccogliere Big-data per indagini statistiche utili alla ricerca scientifica nonché un approccio nuovo nella gestione della cura da parte del paziente, indotto a tenere un comportamento più allineato alle indicazioni terapeutiche ricevute.

Efficacia ed efficienza corrono sui binari della tecnologia: uno studio del 2012 condotto dal Brookings Institute evidenzia che la tecnologia per il monitoraggio remoto, se applicata su vasta scala, potrebbe consentire un risparmio di 200 miliardi di dollari negli USA nei prossimi 25 anni nella semplice gestione della malattie croniche.

E la strada perché questo avvenga pare tracciata in modo irreversibile ormai: un report di quest’anno della Berg Insight rivela che 2,8 milioni di pazienti in tutto il mondo ha usato nel 2012 servizi di monitoraggio a distanza e si stima che tale tale dato sia destinato ad aumentare del 27% tra il 2011 e il 2017.

Per citare alcuni dei devices adottabili, ricordiamo Glooko, un misuratore di glucosio nel sangue utilizzabile con l’iPhone, Asthmapolis, un sensore per il monitoraggio dell’asma, pare consentano un controllo estremamente efficace e riducano il rischio di stati di emergenza e le conseguenti ospedalizzazioni.

In Italia dovremo affrontare, e in parte lo stiamo già facendo, un cambiamento prima culturale e poi giuridico: la telemedicina dovrà ricevere l’attestato di compatibilità all’obbligo di personlità della prestazione, che oggi incombe sul medico ex art. 2232 c.c.
L’articolo citato del nostro codice civile, rispecchia un quadro culturale certamente radicato nella mentalità comune ma in evoluzione: ovvero il prevedere come peculiarità delle professioni intellettuali, quindi anche in quella del medico, il rapporto diretto tra il professionista e il cliente/paziente.
La telemedicina può ricevere un accredito normativo, dati i suoi indiscutibili vantaggi in termini di efficacia nel percorso di cura del paziente e di contenimento dei relativi costi, ipotizzando semplicemente ad una interpretazione “moderna” del concetto di “presenza” del professionista accanto al malato.

Oggi infatti, come dico nel titolo, l’assistenza sanitaria “remota” è diventata vicina.

One thought on “L’assistenza sanitaria “remota” oggi è diventata “vicina”

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