Meridiano sanità 2013

Dei tre temi focus analizzati e offerti dall’autorevole Meridiano Sanità 2013 (Prevenzione, Innovazione e Sostenibilità) riporto un aspetto, sul quale esprimo la massima condivisione: in un’ottica si sostenibilità del sistema sanitario, di efficacia delle cure e di competitività del servizio erogato (ricordiamo la recente e ampiamente preannunciata apertura delle frontiere sanitarie all’interno dell’Unione Europea) si ipotizza uno spostamento del centro d’interesse metodologico sul paziente e sul suo percorso diagnostico-terapeutico.
Il modello della health pathway design, proposto come innovativo approccio organizzativo e metodologico, porta in una posizione centrale l’utente sanitario con il suo bisogno di cure e assistenza rispetto alla pianificazione e programmazione della spesa sanitaria basata sulla parcellizzazione di costi relativi a sistemi/processi/risorse che ne configurano la terapia.

meridiano sanita 2013
L’erogazione del servizio dovrebbe essere strutturata al fine di massimizzare l’efficacia dello stesso, assistendo ad una maggiore valorizzazione del paziente e dell’esito del percorso terapeutico.
Con questo presupposto l’utente ed il suo percorso sanitario non vengono parcellizzati in singoli passaggi disgiunti (voci di costo sociale), in una sommatoria di processi scorrelati, poiché tale dimensione non integrata porta con sé l’ovvio pericolo di inutili duplicazioni di intervento (diagnostico, logistico, terapeutico).
Un percorso terapeutico perfettamente integrato, centrato sul paziente, offre, come risultato aggiuntivo alla qualità del servizio sanitario reso, certamente un contenimento dei costi, neutrale rispetto all’efficacia terapeutica.
Tutto questo è possibile solo in un contesto in cui il percorso preventivo-diagnostico-curativo-di mantenimento risulta essere supportato da un sistema organico e integrato, in cui le tecnologie digitali accorciano le distanze e riducono i tempi, oltre ad offrire percentuali inferiori di errore.
Tale sistema prevede a monte l’esistenza di un sistema di raccolta delle informazioni (relative al paziente) completo e fruibile da tutti i soggetti coinvolti nel trattamento sanitario.
Il FSE (Fascicolo Sanitario Elettronico), su cui oggi tanto si sta investendo, sia politicamente che economicamente, è quindi il primo significativo passo in tale direzione, un investimento sicuramente intelligente ed efficace.
L’esperienza di Regioni virtuose che oggi possono vantare un FSE attivo e usufruibile nel loro territorio dimostra che la direzione giusta è stata presa.
Ma sorge spontaneo un dubbio: perché relegare evoluzioni tanto importanti entro i confini regionali?
Ovvero perché, anche a questo livello, non si richiede una centralità dell’utente, che può valicare i confini regionali e necessitare comunque di terapie e cure.
Se il paziente deve stare al centro delle metodologie organizzative, in una focalizzazione sulla “Prevenzione, Innovazione e Sostenibilità” si deve necessariamente pensare ad Fascicolo Sanitario Europeo (oltre che elettronico).
L’Unione Europea ed il governo italiano hanno legiferato in tal senso, quindi questa è la macrodirezione da prendere, ma in Italia, oggi, ogni Regione ha accolto le disposizioni legislative attivando tavoli di programmazione individuali e autonomi, predisponendo sistemi diversi e disomogenei, non connessi e non comunicanti.
Sarà quindi necessario ricomporre, a livello nazionale prima ed europeo poi, l’usabilità di ogni FSE (qualunque sia la Regione/Stato in cui è stato aperto) volendo essere coerenti con il desiderio-imperativo di mettere il paziente europeo al centro di un grande sistema sanitario.

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