Sanità digitale: Italia e Europa a confronto

Dopo anni caratterizzati da tagli lineari alle spese ICT, nel 2014 tutti gli attori del sistema sanitario hanno visto in Italia un aumento di budget per quanto riguarda l’ambito della digitalizzazione (leggi qui). Senza dubbio si tratta di un dato incoraggiante che dimostra l’ormai diffusa convinzione che occorra presto una svolta verso la sanità online sia per migliorare l’erogazione di servizi e prestazioni sanitarie sia per permettere agli ospedali di risparmiare grandi quantità di denaro; la strada da percorrere è però ancora lunga, soprattutto se valutata in relazione alla più avanzata realtà europea.

Sanità digitale: confronto tra Italia e Europa

Il nostro paese è infatti ultimo in Europa per la spesa pro capite in ambito di digitalizzazione in sanità: poco meno di 23 euro rispetto ai 65 della Svezia o i 70 della Danimarca. La ricerca del 2015 a cura dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano ha per questo evidenziato che, al fine di mantenerci al passo con il continente nell’ambito della sanità elettronica, servirebbe aumentare di almeno tre volte il capitale attualmente investito.
Per stimolare la digitalizzazione della sanità la Commissione europea ha adottato un piano d’azione già nel 2004. Tale piano prevede che a partire dal 2010, per almeno dieci anni, la spesa informatica in sanità salga dall’1 al 5% del budget totale. La media europea è attualmente del 2% circa; l’Italia, con il suo 1,3% è penultima.

Per quanto riguarda l’accesso al digitale, relativamente ad una più o meno ampia penetrazione della banda larga tra i medici di famiglia degli stati europei, esistono ampi divari tra un paese e l’altro: la Danimarca si colloca al primo posto con il 91%, la Romania all’ultimo con il 5%, mentre l’Italia si posiziona in una fascia bassa intorno al 30%.
La Danimarca è lo Stato europeo con la più alta penetrazione di Internet ad alta velocità e questo facilita lo scambio di comunicazioni elettroniche tra medici e pazienti che raggiunge il 60%. La media europea e nettamente inferiore: 4%; l’Italia si colloca leggermente al di sotto.

Per quanto riguarda il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), questo è stato completamente adottato da 1/3 dei Paesi europei, è in fase di sperimentazione in un altro terzo e per i restanti ci si trova attualmente in un’embrionale fase di sperimentazione. In Italia, purtroppo, le incertezze amministrative hanno fatto slittare l’attuazione del decreto da giugno a dicembre 2015. Scoraggiante è soprattutto il fatto che, secondo la Doxa, l’83% della popolazione italiana non abbia mai sentito parlare del Fse, l’88 non sappia se è attivo nella propria regione e il 95% non abbia mai cercato informazioni a proposito.

Alcune eccezioni fanno però sperare che la questione possa rapidamente smuoversi: Emilia Romagna, Trentino e Veneto stanno proseguendo autonomamente e con successo, il processo di digitalizzazione sanitaria.

Nell’ambito della telemedicina, a differenza di quanto riguarda Fascicolo elettronico e ricette dematerializzate, gli investimenti sono tutt’oggi troppo esigui. Quella della telemedicina è una realtà consolidata in Canada e Negli Stati Uniti ed è efficacemente regolata e diffusa anche in paesi europei come Francia, Norvegia, Finlandia, Svezia e Danimarca. In Italia mancano invece studi efficienti che dimostrino quale risparmio si possa effettivamente avere investendo in questo settore e in mancanza di certezze, si evitano importanti investimenti.
Il nostro paese in primis, ma anche tanti altri paesi europei dovrebbero rendersi conto che l’investimento per l’e-Health può certamente comportare altri tagli e sacrifici oggi, ma che porterà a risparmi e benefici domani. La situazione in Italia risulta però oggi particolarmente precaria. In data 27 Luglio 2015 il Senato italiano ha infatti approvato la fiducia chiesta al governo per quanto riguarda il decreto legge sugli enti locali. Il testo, che deve essere convertito in legge entro il 18 agosto, passa ora all’esame della Camera. Si tratta di un provvedimento che contiene anche norme sui tagli alla sanità per un totale di 2,352 miliardi di euro. Il ministro Beatrice Lorenzin ha affermato di essere contraria a parlare di tagli; l’azione del Governo è rivolta, a suo avviso, non a tagliare finanziamenti, ma a prendere misure di maggior efficienza in grado di far risparmiare al settore sanità sanità almeno 10 miliardi di euro in 5 anni. La speranza è che nell’ottica di un’ottimizzazione di servizi e prestazioni la digitalizzazione della sanità possa assumere il peso che si merita riuscendo finalmente a mostrarsi per ciò che realmente è: un ottimo servizio per medici e pazienti, ma anche un ottima fonte di risparmio per l’intero sistema sanitario nazionale.

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