Telemedicina e tecnoassistenza: parliamone con il prof. Sergio Pillon

Appocrate ha incontrato il Prof. Sergio Pillon (Direttore UOD Telemedicina presso l’Azienda Ospedaliera San Camillo di Roma) in occasione del convegno organizzato da Italia Longeva, a Roma il 3 luglio scorso, nel suo ruolo di autorevole relatore e moderatore sui temi della tecnoassistenza, tra esperienze operative e orientamenti per le politiche che la riguardano.

Appocrate ha il piacere di ritornare sull’argomento proprio con il prof. Pillon, attraverso un’intervista che abbraccia i concetti di telemedicina e di umanizzazione della cura, d’attualità anche grazie all’articolo 4 del Patto per la Salute 2014-16 recentemente firmato dalla presidenza del Consiglio, che tanti mesi ha impegnato Regioni e Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

intervista a Sergio Pillon, telemedicina e tecnoassistenza

Lei prof. Pillon, nel suo ruolo di direttore UOD Telemedicina presso l’azienda ospedaliera San Camillo –Forlanini di Roma, applica la telemedicina nell’attività diagnostica, di assistenza e di cura quotidianamente, da anni. Può descrivere cosa significa in termini di risultati raggiunti e quali sono secondo lei gli obiettivi da porsi implementando processi e sistemi di telemedicina, laddove possibile nei vari reparti ospedalieri.
Sergio Pillon “Come risultati nel nostro caso specifico (ci occupiamo di trattamento delle ferite difficili quali ulcere da pressione, ulcere vascolari, piede diabetico) siamo passati dal 75% di guarigione (in media con i risultati di un buon centro) al 91%.

Abbinato all’efficacia del percorso di cura e assistenza, il risparmio è stato del 35% sui costi, principalmente legato alla migliore efficienza (riduzione degli sprechi) e miglior uso del personale (il paziente si medica da solo o con l’aiuto di un caregiver / infermiere del territorio).
Noi teniamo monitorato quotidianamente l’evolversi della ferita, ricevendo fotografie e rispondendo tempestivamente se bisogna modificare in qualche modo la terapia, viste le immagini, pur senza aver visto di persona il paziente.
Talvolta sono i medici di base e gli infermieri che si mettono in contatto con noi, anche attraverso i dispositivi mobili.
Volendo parlare degli obiettivi da porsi parlando di telemedicina e di tecnoassistenza, ricordo che il fine ultimo ovviamente non cambia rispetto a quello che da sempre qualsiasi buon medico o dirigente del SSN si pone: migliorare la cura é lo slogan.
Attraverso l’applicazione della tecnologia ci si può orientare verso soluzioni più efficaci, di migliore efficienza economica ed appropriatezza del processo assistenziale.
Il medico, esperto del suo processo di cura, deve comprendere dove la tecnologia può arrivare in suo aiuto , consentendogli di fare più cose a parità di sforzo, rendendo le sue azioni routinarie più efficaci e tempestive. Quando si parla di telemedicina e di tecnoassistenza ci si riferisce oggi anche alla medicina di iniziativa, ovvero di portare sul territorio le prestazioni diagnostiche di I livello, di automonitoraggio assistito di pazienti fragili, di dimissione precoce con monitoraggio domiciliare, di assistenza dei pazienti cronici nel proprio ambiente domestico, dove vivono una dimensione umanizzata della cura.”

Cito una sua frase che bene sintetizza il suo approccio al metodo: “l’obiettivo non è la telemedicina, ma seguire meglio i pazienti”: apparentemente tanto condivisibile da essere scontato, in realtà non lo è in uno scenario socio-economico in cui talvolta si tende a far prevalere logiche di efficienza (economico-finanziaria, imposta da spending review) più che di efficacia della cura. Ritiene che la telemedicina possa soddisfare le une e le altre?

S.P.”Certamente sì. Chiunque lavori o frequenti, anche da paziente, le strutture del SSN si imbatte in inefficienze, sprechi spesso involontari. La domanda frequente è “ma se io posso vedere da casa con la webcam la borsa di New York perché non é possibile per voi vedere il nonno mentre fa la riabilitazione?” oppure “dottore, le posso mandare le analisi per watsapp?”.Oggi potremmo banalmente immaginare consulti medici via skype, ovviamente senza bisogno di spostamenti e certamente possibili per tutti quei “controlli” che siamo costretti a fare per parlare di analisi, aggiornare la terapia ecc.

Al paziente non sfugge il fatto che oggi il medico mette sempre meno le “mani addosso” al paziente e che la maggior parte degli eventi si limita alla visione delle analisi e dei referti ed un colloquio. Tutto ciò è possibile per via telematica e nella maggior parte degli stati americani questo è già possibile.
Inoltre ormai esistono “sensori” per la misurazione di parametri fisiologici, saturazione di ossigeno, ECG, pressione, glicemia, spirometria collegabili a qualsiasi smartphone, che trasmettono dati autonomamente e a basso costo, molto semplici all’uso.

L’applicazione della tecnologia può rappresentare in alcuni casi una soluzione per risolvere quelle situazioni di pesante inefficienza, che intasano il nostro SSN e che provocano liste d’attesa troppo lunghe e quindi un’erogazione del servizio non ottimale.”

L’articolo 4 del Patto per la Salute è focalizzato sull’umanizzazione delle cure. In che modo la telemedicina e la tecnoassistenza possono incidere positivamente in tale direzione?

S.P. “La risposta è quasi scontata: la mia Unità Operativa ha il miglior indice di umanizzazione delle cure dell’azienda ospedaliera San Camillo Forlanini, e non è un caso: sarei stupito se pensassero di umanizzare la Sanità senza passare attraverso la telemedicina e la tecnosssistenza.
La qualità percepita e dichiarata dalla nostra utenza ha fatto sì che in un audit (realizzato per tutta l’azienda San Camillo-Forlanini tenendo conto di oltre 250 parametri) emergesse un indice di Umanizzazione delle Cure (IUC): la nostra struttura ha ricevuto un punteggio di 89/100 su una media aziendale di 52 e dipartimentale di 49/100.
Nel nostro dipartimento siamo disponibili a ricevere gli esperti del Ministero se volessero confrontarsi con un case-history di successo: possiamo infatti condividere modelli di cura, orientati all’umanizzazione delle cure attraverso la telemedicina e la tecnoassitenza, operativi a pieno regime da oltre 6 anni.”

Tecnologia a beneficio sia del risultato di un percorso di prevenzione-diagnosi-cura che del relativo costo sostenuto dalla Sanità per erogarlo: questo sembra essere un paradigma condiviso. Quanto di questo risparmio potrà ricadere nel portafoglio del paziente e della sua famiglia?

S.P. “Oggi la spesa delle famiglie per integrare ciò che viene fornito dal SSN è attorno ai 1200 euro/annui per le sole cure.
Dobbiamo poi considerare anche spese non calcolate: le giornate di lavoro perse in giro per ambulatori, le ore/giornate passate in pronto soccorso, la vita da riorganizzare durante il ricovero di un parente che entra ed esce dall’ospedale e molto altro.
Ho testimonianze continue di quanto pesi questo problema “organizzativo ed economico” in aggiunta al vero problema della malattia: si viene ringraziati perché il paziente guarisce, ma anche perché la famiglia si solleva da un peso che era diventato insopportabile.”

Quali sono oggi secondo lei i passaggi politici da compiere perché telemedicina e tecnoassistenza ricevano il necessario sostegno, per la loro più ampia diffusione possibile?

S.P. “Azioni “politiche” di livello centrale, quali per esempio mettere degli ESPERTI a governare il processo di “consulting” aiutando la classe politica ad evitare che azioni, pur animate da buone intenzioni, siano le meno efficaci per ottenere il risultato voluto, diventando dei boomerang, come è successo in tempi recenti e per le quali da oltre un quinquennio è in corso un processo di “correzione”
E i risultati si vedono: oggi per esempio avremo un Fascicolo Sanitario Elettronico, nato per curare un paziente ovunque si trovi, mettendo immediatamente a disposizione TUTTA la sua storia clinica, ovvero TUTTI i suoi dati. Purtroppo però oggi questa storia clinica e questi dati possono essere stati “oscurati” tutti o in parte e persino il fatto che possano essere oscurati è stato “oscurato” (si chiama oscuramento dell’oscuramento) … Ed io mi domando: come posso curare qualcuno su queste basi? Il tutto perché il paziente vuole evitare problemi con l’assicurazione o con il rinnovo della patente, quindi desidera che non si sappia che è diabetico, epilettico, ha avuto un ictus, prende psicofarmaci?
Oggi il principale contenuto del FSE è il riassunto che il medico di medicina generale fa dello stato del paziente? “Spiacente dottore, mi tengo i dati veri nel cassetto del comò, sicuro, sempre disponibili anche senza internet e li controllo solo io”.”

 

2 thoughts on “Telemedicina e tecnoassistenza: parliamone con il prof. Sergio Pillon

  1. Raffaele Bernardini

    Il prof. Pillon è un eccellente esperto di telemedicina e di e-Health. Ma quante cose si sono dette e scritte su tali servizi ? Una infinità e con progetti realizzati in qua ed in la, a macchia di leopardo, come si dice. Ed è difficile se non impossibile quanto sono durati i progetti e con quali risultati.
    Adesso “abbiamo in mano” le linee d’indirizzo nazionali sulla telemedicina” ed il secondo Patto della Salute.
    La triste realtà è che non vi sono adeguate risorse disponibili ed erogabili per tali servizi, compresi quelli che dovrebbero attivare le Farmacie. E da quanti anni si parla del “benedetto” FSE ? Cerchiamo allora di elaborare commenti pragmatici e non emozionali od enfatici. Sta di fatto che non vi sono soldi sufficienti ed ogni regione si dovrà “arrangiare” con le proprie risorse in ogni senso.
    Circa il Patto sulla Salute si può considerare un bel “Manuale di sogni….” E scritto in politiche ed in burocratese….E staremo a vedere entro quanto tempo e con quali iniziative sarà applicato nelle regioni….Ah, dimenticavo….C’è una “cabina di regia” che di solito riguarda il settore cinematografico…
    Ci mettiamo in stand-by tanto gli italiani possono aspettare…E vedremo come e dove saranno eventualmente collocati i citati servizi nei LEA….ma pare che molti non li vogliano nei LEA. Comunque un cordiale augurio a tutti quelli che in Italia sono ” enfaticamente ottimisti” sullo sviluppo su ampia scala delle telemedicina e della e-Health nei suoi vari aspetti.

  2. Pingback: Convegno su m-health, Telemedicina e FSE | Blog Appocrate

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