Tutto ciò che non è connesso è un’opportunità: perchè non coglierla?

Mobile communication illustration conceptLa disruptive technology presente nel paradigma IOE estenderà internet e la sua forza rinnovatrice al mondo fisico.

Ma, come ha sottolineato Alfonso Fuggetta, in occasione del workshop sul tema IOE all’Digital Venice 2014, esistono ben precise chiavi di accesso, in grado di rendere economicamente e socialmente virtuosa questa rivoluzione tecnologica:

Innanzitutto l’ecosistema pubblico deve offrire le infrastrutture necessarie, come per esempio una pervasiva rete di connessione.

A ciò si aggiunga un’evoluzione culturale che veda sistemi pubblico e privato ispirati da modelli di competitività collaborativa, che invitano alla messa in comune di conoscenza e saperi, mutuando questo nuovo approccio proprio dalle logiche e dalla filosofia dell’internet networking.

Infine si richiede una profonda e diffusa conoscenza dei trends tecnologici, che impongono oggi più che mai di superare il tradizionale lato oscuro delle economie in affanno, come quella italiana, dove prevale il troppo piccolo e troppo lento, dove si incontrano training e uso delle tecnologie, ma dove non c’è sufficiente vero sapere tecnologico, dove ci sono troppi followers e troppo pochi leaders.

Come ci ha spiegato l’ing Alberto Degradi, Infrastructure Leader di Cisco Italia, nel suo intervento alla conferenza “Can the IoE bring back the hight-growth economy in Europe?”, oggi è connesso solo l’1% delle cose, dei sistemi e dei processi operativi che ci circondano. Il rimanente 99% è tutto opportunità. Interessante l’approfondimento nell’articolo “IoE: la nuova frontiera per la crescita dell’Europa” pubblicato l’11 giugno da Cisco Italia Blog.

Molto c’è da fare quindi e questo ampio margine di crescita e cambiamento oggi viene offerto alle economie tradizionali: tutto ciò che ancora non è connesso può divenire l’arena in cui le aziende esprimano nuovi modelli di business, realizzando grandi risultati, a beneficio dei propri bilanci e del benessere sociale.

Dalla Web Economy stiamo transitando, abbastanza rapidamente, verso l’App Economy, in grado di attraversare ogni mercato tradizionale: non ci potrà essere né azienda né Governo, se lungimiranti, nella posizione di potersi esimere dalla trasformazione in atto, valido percorso di uscita dalla crisi economica dei giorni nostri. (Per approfondimenti sull’App Economy, vai all’articolo “Mobile e App Economy“)

In tale scenario, che coinvolge il tutto e il singolo, intere economie e le individuali esistenze, non si può perdere di vista il concetto di sicurezza del dato e il suo utilizzo.

Non possiamo infatti trascurare il cosiddetto Side-Value, ovvero quello che Francesco Barbieri, di Almaviva, ci ricorda essere prodotto, non secondario, della IOE revolution: una parte non trascurabile del valore prodotto dalla diffusione di Internet of Things e Everythings deriva dalla raccolta e dall’analisi di enormi quantità di dati.

Il sistema regge se il consumatore si fida: oggi, agli albori di tale nuova epoca, credo sia utile fissare dei termini per avviare un rapporto “fiduciario” che non dovrà essere tradito, in una logica di reciproca collaborazione. La fiducia del singolo deve quindi rappresentare un assets di grande valore per chi lavorerà nel mondo IOE e per i governi che si troveranno a normare la materia.

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